Il Blog è curato da Fortunato dott. Francesca, perito del Tribunale Civile e Penale di Roma in preziosi Collabora con l’Università di Roma Tre per studi ed osservazioni sulla spettrofotometria applicata ai minerali; Seleziona analizza e certifica diamanti e pietre di colore per ditte private importatrici; Perizia e certifica oggetti di gioielleria per numerosi fabbricanti e orafi 

Corallo aureo

Corallo-Aureo

Non appartiene al genere corallium (ottocoralli) ma a gli antipatari (esacoralli).

Gli ottocoralli a cui appartengono le categorie dei coralli più pregiati presentano dei polipi con 8 o multipli di otto tentacoli e 8 pareti gastrovascolari; mentre gli escoralli presentano polipi con 6 o multipli di 6 tentacoli e 6 pareti gastrovascolari.

Chiamato così perché ha riflessi dorati, scoperto nel 1970 ad una profondità di 300-400mt ha un aspetto particolare, o meglio presenta un tipo di gatteggiamento ed è per questo che spesso si trova tagliato a caboschon

Corallium nigrum

corallium-nigrumCorallium nigrum o ANTIPATARÎ - Non appartiene al genere corallium (ottocoralli) ma a gli antipatari (esacoralli). Gli ottocoralli a cui appartengono le categorie dei coralli più pregiati presentano dei polipi con 8 o multipli di otto tentacoli e 8 pareti gastrovascolari; mentre gli escoralli presentano polipi con 6 o multipli di 6 tentacoli e 6 pareti gastrovascolari.

Un tipo di corallo di qualità nera, possiede uno scheletro assiale cheratinoso compatto, stratificato è per lo più smidollato è composto quasi interamente da una sostanza cornea; inoltre ha una particolare struttura “tipo” vegetale.

Chiamato a volte “corallo del re” questo materiale si pesca quasi esclusivamente al largo delle coste hawaiane ed australiane.

Il corallo nero a volte sottoposto ad un trattamento schiarente (decolorazione), da cui si ottiene una varietà marrone giallognolo conosciuta come “corallo dorato”.

Di corallo dorato ne esiste pure una varietà naturale la cui tinta, però, assume tonalità più chiare (marrone chiaro).

Giadeite Lavanda

Trattasi di una bellissima e rara varietà viola-pallido (il mauve dei francesi, in riferimento al fiore della malva).

Giacimenti: gli stessi della giadeite, uno dei più importanti si trova in Birmania.

Per saper valutare una giadeite lavanda è molto importante saper individuare se il colore della gemma sia stato trattato artificialmente o no.

TRATTAMENTI

Irreversibili:

a) Termico esso riesce a schiarire il color lavanda trasformandolo in un colore più commercialmente apprezzabile, cioè il “lavanda chiaro” questo avviene tra i 220° e i 240°. Il riscaldamento, naturalmente, distrugge il colore della giada tinta, come quella lavanda, anche alle temperature relativamente basse di 220-400°C; altre giade lavanda (non trattate?) mantengono il loro colore a 750°C, ma non a 875°C o oltre 1000°C.

b) Irraggiamento l’esistenza di uno speciale (e sconosciuto) tipo di irraggiamento, suggerito come origine dell’abbondanza di pietre di colore lavanda “naturale” apparse in anni recenti.

c) Tinture sia la giadeite che la nefrite vengono tinte nei colori verde e lavanda: la giadeite tinta è più comune perché tende ad essere più porosa della nefrite, è più traslucida ed è più frequentemente bianca o chiara. L’applicazione o l’assorbimento irregolare del colore produce un aspetto più realistico. Il procedimento della tintura, come veniva usato ad Hong Kong, consisteva nello scaldare le pietre e nell’immergerle in una soluzione alcolica di coloranti anilinici. Vengono anche citate tinture naturali, come il succo di mirtillo. Dati inediti di T.Talpey riportano che può essere usata anche una soluzione di violetto di genziana (una tintura eterogenea che contiene violetto cristallizzato usato in medicina); essa viene tuttavia scolorita da una soluzione di acqua ossigenata.

d) Impregnazione spesso viene usata paraffina come fase finale nel processo della burattatura della giada per mascherare piccole fratture superficiali.

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Marmo tinto

Trattasi di marmo o gesso polverizzato che viene unito a sostanze coloranti. L’analisi al microscopio evidenzia una particolare tessitura granulare con effetto quasi zuccheroso, aspetto indicativo del marmo; inoltre le fratture della superficie contenegono concentrazioni di colorazione arancione rossastra.